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FRUSTA


(altre lingue)


Strumento usato in tutte le epoche e in quasi tutte le culture, a scopo prevalentemente punitivo e di incitamento. Ne esiste una grandissima varietà di tipologie, differenziate in base al tipo di impiego e alla provenienza geografica. Le sua struttura generica prevede un manico di consistenza rigida oppure flessibile, con l'impugnatura situata ad una delle estremità mentre a quella opposta sono fissate una o più code (lacinie) costituite da strisce di cuoio oppure di corda o anche di fibre vegetali, semplici o intrecciate.


Un capitolo a parte è rappresentato dalle fruste senza coda, nelle quali la funzione di quest'ultima viene svolta dalla parte finale del manico, più o meno lungo e flessibile, provvisto spesso di un breve elemento terminale; l'esempio più noto di questo gruppo è il classico frustino da equitazione.
INDICE
cenni storici
classificazione
struttura generale ed aspetti tecnici
fruste a coda singola
  brevi
  lunghe
  a due mani
fruste a code multiple
fruste senza coda

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A differenza di altri strumenti atti a percuotere, alcuni tipi di frusta sono anche in grado di produrre uno schiocco, che permette di usarle a scopo intimidatorio e/o di incitamento senza dover colpire fisicamente un bersaglio.

Altri utilizzi, oltre a quelli anzidetti, sono come arma di autodifesa in alcune arti marziali orientali, a scopo di spettacolo e nelle pratiche BDSM.



CENNI STORICI

   Babilonia - Egitto
Le testimonianze visuali più antiche risalgono alla civiltà egiziana: esistono dipinti raffiguranti scene di aratura in cui i buoi aggiogati al carro vengono stimolati con un flagello; ma quest'ultimo strumento era anche uno dei simboli di comando del faraone, che in tutte le rappresentazioni ufficiali lo teneva in mano.
Le prime testimonianze letterarie risalgono ad un'epoca altrettanto arcaica, ma provengono dal mondo babilonese: il famoso Codice di Hammurabi (XVIII secolo aC) all'articolo 202 recita: « qualunque persona colpisca il corpo di un uomo di rango più elevato del proprio, riceverà in pubblico sessanta colpi con la frusta dei buoi », ma non è chiaro se il termine si riferisca allo strumento usato per stimolare gli animali da tiro, oppure realizzato con i loro tessuti (nel qual caso potrebbe essersi trattato di un nerbo di bue).

   Grecia
Nella civiltà greca l'uso delle fruste era limitato ai cavalieri: le immagini testimoniano l'uso di un corto frustino a coda singola, probabilmente evoluto dal flagello egiziano. Al contrario, gli aurighi non si servivano di fruste per incitare i cavalli che trainavano i carri, bensì del kentron (κεντρον), una specie di lunga asta usata come pungolo.

   Roma
La civiltà romana conosceva diversi tipi di frusta, variamente menzionati dagli autori classici latini: scutica, lorum, verberis, ferula, virga, flagellum, flagrum. Alcuni di questi termini però erano piuttosto generici e usati in modo non univoco.
Per battere gli esseri umani, lo strumento meno severo era la ferula, cioè una verga o canna, più o meno flessibile, usata ad esempio nei confronti degli scolari poco diligenti (l'antesignana del cane); sempre in dotazione al corpo insegnante c'era la virga, una vera e propria frusta costituita da un fascio di strisce di cuoio, detta anche più genericamente scutica (illustrazione in basso a sinistra). Venivano entrambe usate senza troppi scrupoli, tanto che il maestro Orbilio fu dal poeta Orazio, suo alunno, ricordato come plagosus, cioè "battitore".
Un famoso affresco di Pompei mostra anche l'uso di una lunga ferula probabilmente per una fustigazione rituale (in basso a destra).

All'estremo opposto in termini di severità, invece, era uno strumento derivato dal flagello, il flagrum, assai più temibile del suo omologo egiziano perché provvisto di terminazioni acuminate.
Esisteva anche il flagellum classico, diverso dal precedente perché lungo le lacinie aveva "solo" dei nodi (non a caso il suo nome significa "piccolo flagrum"). Il flagrum era in dotazione ai militari, mentre il flagellum era più uno strumento di impiego domestico.
In ambito equestre, invece, era usata anche a Roma la breve frusta già descritta come strumento dei cavalieri greci, tanto per montare a cavallo quanto per guidare i carri: era detta scutica (da cui deriva il vocabolo scudiscio) o lorum (termine che in altri ambiti indicava una cinghia o striscia di cuoio) oppure verber. Se ne vede chiaramente la tipologia in un famoso mosaico del III secolo, raffigurante quattro aurighi (in basso a sinistra).
Una frusta a coda singola ben più lunga di quella dei cavalieri era in dotazione ai bestiarii, cioè coloro che nei giochi pubblici detti venationes ("cacce"), che si svolgevano negli anfiteatri, lottavano contro animali selvatici di ogni genere. Anche questa si sarebbe detta scutica o lorum.
Viceversa, nei combattimenti tra gladiatori una delle armi era il suddetto flagellum.

Dalle cronache dell'epoca viene riferito dell'uso di una frusta anche da parte degli Unni, popolo guerriero nomade di origine centroasiatica (IV-V secolo): gli esperti cavalieri se ne servivano come arma di difesa nei combattimenti corpo a corpo.

   Medioevo
Nel Medioevo è documentato l'uso di una frusta breve da parte dei cavalieri (in basso a sinistra) per spronare il proprio animale. Uno strumento assai simile nella forma si aveva anche a livello scolastico, dove però era verosimilmente fatto di fibre vegetali: nell'immagine sottostante, tratta dall'opera Hortus Deliciarum (XII secolo), l'allegoria dell'arte della Grammatica è impersonata da una figura femminile che brandisce uno di questi strumenti, sebbene la didascalia che lo accompagna recita Scope (forse la sua funzione primaria).
In ambito religioso, diventa comune la pratica di infliggersi sofferenze fisiche simili a quelle patite da Cristo: ciò spiega il ricorso di fruste a più code nel rituale dell'autoflagellazione.

Anche dopo il Medioevo, lo stesso tipo di strumento è rimasto in uso nelle istituzioni religiose per lunghissimo tempo, in pratica fino al XX secolo. In alcune regioni del mondo, come le Filippine, a Pasqua è ancora oggi un costume locale da parte dei fedeli più fanatici autoflagellarsi in modo particolarmente efferato.
Pratiche penitenziali cruente basate sullo stesso meccanismo fanno parte anche dell'Islam, in particolare del suo ramo sciita: durante la celebrazione detta 'Ashura per ricordare il martirio di Husain ibn Alì, nipote di Maometto, avvenuto nel 680, i fedeli più devoti si percuotono tradizionalmente con flagelli muniti di catene terminanti addirittura di lame affilate!


   Dal XVI secolo ai giorni nostri
Fruste brevi a più code continuarono anche in seguito ad essere adottate a livello giudiziario (nelle camere di tortura) e come mezzo disciplinare tanto nelle istituzioni militari (caserme, navi) quanto in quelle detentive (carceri, penitenziari, bagni penali, riformatori). Nel XVII secolo in Inghilterra il flagello prese più tipicamente la tipologia del gatto a nove code; nel secolo successivo, con l'espansione dell'Impero Britannico, strumenti analoghi vennero introdotti un po' ovunque nelle varie colonie sparse per il mondo. Solo nel corso del XX secolo ne fu abbandonato l'uso più o meno diffusamente.


Viceversa, fu solo nel '500 che comparvero per la prima volta le fruste lunghe (se si eccettuano quelle dei bestiarii romani). Infatti agli inizi del XVI secolo in Ungheria veniva inventata la carrozza a cavalli (che dalla città di Kocs prese il nome di kocsi, divenendo in seguito nelle varie lingue cocchio, coach, coche, ecc.); quella mostrata a lato è del 1568. Con l'aumento della distanza tra guidatore e cavalli rispetto ai primitivi carri, si rese necessario anche l'allungamento della frusta. Tuttavia è possibile che gli allevatori dell'epoca già impiegassero strumenti analoghi.

Nel '600, in Russia, cominciò ad entrare in dotazione agli ufficiali militari il knut, che veniva usato per scopi prevalentemente punitivi nei confronti di criminali, oppositori politici e servi della gleba, ma da cui non erano immuni nemmeno le donne (illustrazione a sinistra).

Sempre dal XVI secolo, il crescente impiego nel Nuovo Mondo di manodopera di colore deportata dall'Africa, dapprima in Sudamerica, poi anche nel nord del continente, si accompagnò ad un diffuso uso della frusta per scopi repressivi, da parte di mercanti di schiavi, sorveglianti e proprietari terrieri. Gran parte dell'iconografia relativa disponibile si riferisce al periodo tra la fine del '700 e la metà dell'800 e sembra indicare che la tipologia di strumento usato per tale scopo fosse prevalentemente quella di un manico lungo, con coda singola oppure multipla. Si trattava forse degli stessi strumenti con cui si guidavano i carri.


Nei primi dell'800 in Australia prese forma un modello non dissimile nella struttura, ma usato per tutt'altro scopo: la stockwhip, in dotazione ai mandriani degli allevamenti locali, che viene tutt'ora usata.
Si ritiene che lo strumento australiano sia derivato dalla classica frusta per la caccia alla volpe, un'attività praticata negli ambienti aristocratici inglesi sin dalla metà del XVIII secolo.

Persino la famosa bullwhip usata da cowboys statunitensi e vaqueros messicani per guidare le mandrie, attualmente ancora in uso (sebbene su scala più limitata), fu quasi certamente importata dal vecchio continente, più precisamente dalla Spagna, dove uno strumento analogo era forse impiegato presso gli allevamenti di tori ed altri bovini; invece non è chiaro se quello spagnolo fosse uno strumento autoctono o se avesse anch'esso origini più antiche, legate all'influenza della cultura araba.

Modelli similari, come la snake whip, venivano usati nelle regioni fredde (Canada, Alaska) per le slitte trainate da cani, mentre quelle usate per lo stesso scopo dalle popolazioni autoctone, come gli Inuit, erano di fattura molto più semplice.

Infine, in Italia, ma anche in Germania e in altri paesi europei, i carrettieri, cioè coloro che guidavano i carri trainati da muli, hanno da sempre adottato un modello di frusta con manico lungo ma semirigido (anziché rigido, come gli altri tipi fin qui descritti). Sebbene nella seconda metà del XX secolo questa categoria sia andata scomparendo pressoché ovunque, la tradizionale abilità nel maneggiare lo strumento di lavoro da parte dei carrettieri sopravvive grazie a diversi gruppi folcloristici, specializzati in questa peculiare forma di spettacolo.

Va inoltre ricordato che dalla frusta quale strumento agricolo o di pena hanno tratto ispirazione nel corso dei secoli anche delle vere e proprie armi, spesso dal potenziale offensivo importante: una delle più note è la mazza ferrata dei soldati medievali, costituita da un robusto manico alla cui estremità erano inserite una o più catene terminanti in una sfera di ferro ricoperta di aculei (a sinistra, replica moderna).
Altre più esotiche sono meno note o del tutto sconosciute (ma non per questo meno temibili), come le fruste metalliche a tre, sette o nove sezioni (rispettivamente: 三節鞭 sanjiebian, 七節鞭 qijiebian e 九節鞭 jiujiebian) usate nel Wushu ed in altre arti marziali cinesi, teminanti spesso con un aculeo, oppure come il welayudhaya (seconda immagine a destra), usato nell'Angampora, arte marziale nazionale di Sri Lanka, formato da un breve manico di legno a cui sono inserite lame metalliche flessibili, tanto lunghe e sottili quanto affilate.



CLASSIFICAZIONE

Le fruste sono classificate in base alla loro diversa struttura, lunghezza, materiale con cui sono costruite e utilizzo principale per cui nascono. Spesso alle diverse tipologie corrisponde anche una diversa area geografica di appartenenza o di uso più frequente. Ciascuna di esse ha un nome specifico nella lingua del luogo di cui sono originarie, ma la sua traduzione è assai spesso generica e fuorviante; quindi, onde evitare equivoci, nell'indicarle è meglio mantenere il termine originale, corredato del suo significato letterale.

----- struttura e lunghezza -----

  • a coda singola
      ~ coda ~
    • corta
    • lunga

      ~ manico ~
    • corto
    • lungo
    • senza manico

      ~ componenti ~
    • frusta a pezzo unico
    • frusta a due pezzi
  • a code multiple

  • senza coda
      ~ manico ~
    • con manico
    • senza manico


  • ----- materiale -----

  • materiali di origine animale
    • cuoio bovino non conciato (inglese rawhide)
    • cuoio bovino conciato con varie tecniche (inglese redhide,
      whitehide, greenhide)
    • cuoio di canguro (inglese australiano roohide)
    • pelle di altri animali (lama, foca, ecc.)
  • materiali di origine naturale
    • legno (vari tipi)
    • canna
    • osso
    • corno
  • nylon e altre fibre sintetiche

    ----- utilizzo -----

    ~ scopo principale ~
  • percussione di persone
  • percussione o incitamento di animali

    ~ scopo secondario ~
  • attività di spettacolo
  • arti marziali
  • pratiche BDSM

    ~ modalità d'uso ~
  • a una mano
  • a due mani



  • STRUTTURA GENERALE ED ASPETTI TECNICI

    Ciò che differenzia le varie fruste dal punto di vista strutturale è la lunghezza complessiva e le caratteristiche delle due componenti fondamentali, il manico e la coda (indicati nelle illustrazioni seguenti con M e C), nonché la modalità con cui queste sono unite tra di loro.

    Manico - le sue dimensioni sono variabilissime; in alcuni tipi di frusta è abbastanza lungo (ad esempio, stockwhip australiana, frusta da carrozza, ecc.), nel qual caso si distingue l'impugnatura (1, la porzione prossimale, spesso rivestita o anche sagomata) e il fusto (2, la rimanente parte più distale).
    In altri tipi di frusta il manico è breve e si riduce quasi alla sola impugnatura (bullwhip, gatto a nove code, ecc.).
    Infine, in alcune fruste un vero e proprio manico può addirittura mancare (snake whip, signal whip).
    È quasi sempre realizzato in un materiale rigido (legno, canna, corno, metalli vari), oppure semirigido (cuoio, corda, materiali sintetici, per lo più strettamente intrecciati); nel primo caso il materiale è lasciato a vista, oppure è rivestito in parte o del tutto di cuoio. All'inizio dell'impugnatura è assai frequente la presenza di un grosso nodo di cuoio intrecciato (il cosiddetto nodo "a testa di turco"), oppure di un pomello (3), il cui scopo è di garantire una presa salda, impedendo che la frusta scivoli dalla mano durante l'azione.
    Il collegamento del manico alla coda può avvenire in tre possibili modi: senza alcuno snodo, cioè trovandosi le due parti in diretta continuità, come nelle tipologie prevalenti nel Nordamerica (cfr. bullwhip, snakewhip, cow whip, ecc.); in tal caso nel punto di passaggio tra manico e coda si trova spesso un nodo simile al pomello terminale (4), che però non ha alcuna funzione di tenuta, bensì è puramente decorativo. Questo tipo di frusta è detta perciò "a pezzo unico".
    Viceversa, in altri casi (come nella stockwhip australiana, nella frusta da caccia alla volpe, ecc.) manico e coda sono unità separate, legate tra di loro per mezzo di un nodo (5) detto in inglese keeper ("trattenitore"), o meno spesso hinge ("cerniera"), che lascia molto gioco tra le due parti. In questo caso la frusta è detta "a due pezzi" (manico e coda sono distinti).
    Infine in un terzo tipo di modello, tipico delle fruste usate in Europa orientale, sia il manico che la coda hanno all'estremità un occhiello e sono tenuti assieme mediante un laccio di cuoio oppure un anello metallico che passa attraverso entrambi: ciò forma una giunzione ancora più snodata della precedente (6). Anche in questo caso la frusta è "a due pezzi".

    Coda - può variare per lunghezza, ma anche per numero; quando è singola e lunga, è formata a sua volta da diverse porzioni disposte in sequenza.
    Il primo tratto, quello più lungo, è intrecciato (7); viene indicato in inglese come thong); ha maggior spessore all'estremità dov'è inserito al manico e si assottiglia gradualmente verso la parte terminale. A questo fa solitamente seguito una striscia di cuoio sottile e semplice (non intrecciata, 8) detta in inglese fall, la cui lunghezza oscilla tra 20 cm a quasi un metro, a seconda del modello. Il fall serve ad assorbire l'usura a cui è soggetta la coda, proteggendone la parte più pregiata, e trasmettendo l'energia all'elemento terminale detto sverzino (9; inglese cracker; inglese americano popper), costituita da un sottile cordoncino di tessuto o anche di raffia, terminante con una sfrangiatura: questa parte è necessaria a produrre lo schiocco.
    Lo sverzino è fissato all'elemento che lo precede mediante un semplice nodo; andando facilmente soggetto ad usura, infatti, richiede una periodica sostituzione. Anche il fall può rompersi con l'uso reiterato ed essere sostituito, ma a differenza dello sverzino è legato o intrecciato alla parte finale del thong, pertanto l'operazione di sostituzione è assai più complessa.
    Esistono modelli di frusta che mancano di alcune delle parti descritte.
    Le signal whip e le fruste da caccia alla volpe, ad esempio, hanno lo sverzino legato direttamente al thong (cioè sono prive di fall).
    Le fruste brevi, invece, non dovendo schioccare, terminano con elementi più atti a colpire una superficie.

    Le fruste senza coda, infine, sono formate dal solo manico, variamente lungo e flessibile, con l'impugnatura ad una delle estremità e al capo opposto spesso un elemento terminale molto breve, che non costituisce una vera e propria coda; infatti l'impatto col bersaglio spesso avviene anche con la parte finale del manico.

    In alcune fruste a coda singola lunga (bullwhip, snake whip, target whip, stockwhip) il thong ha una struttura complessa, mostrata in sezione qui a sinistra e nello schema in basso: è presente un'anima interna (inglese belly), che a seconda della qualità dello strumento è di corda oppure è un'unico pezzo di cuoio ritorto; nei modelli migliori quest'ultima è rivestito da più strisce di cuoio intrecciato, con o senza interposizione di uno strato di riempimento.
    Questa superficie viene poi rivestita da varie altre strisce di cuoio intrecciate (inglese overlay, o top plait), che formano la parte visibile all'esterno, eventualmente con l'interposizione di un secondo strato di riempimento di cuoio (inglese bolster), per dare maggior spessore alla coda.

    In alcune tipologie (snake whip e signal whip), invece, l'anima contiene un budello di forma conica (inglese shot sack) riempito di pallini di piombo o di acciaio, che rende la frusta più pesante (inglese shot loaded).

    Il numero di strisce di cuoio che, intrecciate, formano il rivestimento esterno della coda è, assieme alla lunghezza e al tipo di cuoio, uno degli elementi che condizionano maggiormente la qualità della frusta in termini di elasticità e flessibilità: tanto più alto il numero delle strisce, tanto migliore il livello delle prestazioni. Si parte da un minimo di quattro (ingl. 4 plait ) per arrivare ad un massimo di sessantaquattro (64 plait) in modelli da collezione particolarmente esclusivi, ma la media degli strumenti per uso effettivo rimane tra otto e dodici.

    Esistono poi anche fruste a struttura più semplice, come quelle la cui coda è ricavata dall'intreccio di un certo numero di strisce senza un'anima interna, come il modello a sinistra, proveniente dal Perù.
    Oppure quelle che sono ricavate da un unico grosso pezzo di cuoio, assottigliato verso una delle estremità, come la nagaika mostrata a destra, di provenienza dal Caucaso, o come il vecchio sjambok sudafricano.

    Il peso della frusta può considerevolmente variare in ragione delle sue dimensioni e della sua struttura, ma perché lo strumento sia ben bilanciato il manico dovrebbe pesare quanto la coda (o almeno avvicinarvisi).


    Materiali - il materiale impiegato nella costruzione delle fruste cambia a seconda della parte considerata:

  • manico - nelle fruste con coda è solitamente rigido (legno, osso, corno, ecc.) oppure semirigido (canna, salice, materiale sintetico). Il manico può poi essere ricoperto col materiale di cui è fatta la coda, in parte (ad esempio solo all'impugnatura) o del tutto, oppure è lasciato a vista.

  • coda - le sue parti sono fatte più spesso di cuoio bovino, conciato o non conciato, anche se per i modelli migliori viene impiegato cuoio di canguro, che ha proprietà di elasticità e resistenza superiori. In alcuni tipi di frusta, invece, è usata la corda, variamente intrecciata.

    Da qualche anno nella costruzione delle fruste si è cominciato ad impiegare anche materiale sintetico come il nylon, che oltre a ridurre il costo economico dello strumento ne aumenta la resistenza all'usura; inoltre le fibre artificiali non si impregnano d'acqua in caso si bagnino.

  • Infine, ricordiamo che la misurazione delle fruste nelle varie parti del mondo segue criteri eterogenei. A parte l'uso in tutti i paesi anglofoni di esprimerne la lunghezza in piedi (ingl. feet, 1 ft = 30.48 cm, 100 cm = 3.28 ft), mentre altrove è espressa in centimetri, negli Stati Uniti la misurazione della frusta comprende solitamente tanto il manico che il fall, ma in Australia questi ultimi non vengono calcolati, per cui ad esempio una frusta australiana da 6 piedi (circa 180 cm) corrisponde più o meno ad una americana da 8 piedi (circa 240 cm). Attenzione, però: in Florida, dove viene usato un modello locale (vedi stockwhip della Florida), la misurazione segue il criterio australiano.
    Lo sverzino non viene mai compreso nella misurazione.



    Meccanismo d'azione - la dinamica della frusta prevede che questa trasmetta l'energia della mano che la impugna a una distanza ben superiore alla lunghezza del braccio, trasferendola alla parte più distale dello strumento, cioè quella che colpisce il bersaglio. Qui l'effetto è anche accentuato dall'assottigliamento progressivo della struttura: se l'energia non si disperde troppo (ciò dipende da come è costruita la frusta), l'estremità sottile esercita sulla superficie colpita una forza appena inferiore a quella impressa dalla mano, ma concentrata su un'area molto più ristretta. Anche da un punto di vista sensoriale, l'impatto viene percepito con un'intesità assai superiore a quella che la stessa mano sarebbe in grado di produrre se colpisse direttamente il bersaglio.
    La capacità nel maneggiare lo strumento e l'opportuno dosaggio della forza permettono di ottenere una gamma di effetti molto ampia, che va dal semplice toccamento per trasmettere un segnale o un ordine, all'inflizione di dolore fino a vere e proprie lesioni.

    Alcuni tipi di frusta, poi, possono essere usate per trasmettere ordini o segnali attraverso il suono. Se lo strumento è provvisto dello sverzino, per effetto dell'accelerazione impressagli dal resto della coda, questo può arrivare a superare la velocità del suono (343 m/sec, o 1235 Km/h!) producendo un minuscolo boato sonico: lo schiocco.

    Infine, le fruste a coda lunga possono essere usate come strumenti prensili, facendo attorcigliare l'estremità della coda attorno al bersaglio.


    Per maggiori dettagli sulle varie tipologie si vedano le singole voci.


    fruste a coda singola
    fruste a code multiple
    fruste senza coda


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